La Testimonianza a Roma


Le prime notizie relative ad una qualche attività di testimonianza nella città di Roma ci sono fornite da Domenico Maselli nella sua "Storia delle Chiese Cristiane dei Fratelli" , Vol. 1° (1). Di questa chiesa è detto che ebbe "vita magra e stentata" e ad essa "non giovò certamente il continuo cambio di predicatori e ministri: Si trattò, in realtà, di un gruppo poco più che familiare". "La volontà di avere una chiesa a Roma è testimoniata dai ripetuti tentativi di inviare "operai" e di iniziare riunioni regolari. Nel 1890 vi è Emilio Nesi, nel ’92 si stabilisce in Via Merulana 38 Giovanni Ambrosini, dal ’93 non si hanno più notizie, fino al ’97, anno in cui si forma, di nuovo, una piccola assemblea con sala di culto in via Principessa Margherita 41. Dall’ottobre dello stesso anno l’assemblea si riunisce in una nuova sala, in Via Portici della stazione; l’ultima notizia è del dicembre 1897".(2)

Si deve poi arrivare al 1929 per avere ulteriori notizie del gruppo di Roma. "L’evangelista meridionale Vito Oronzo Lella…..trasferitosi a Bari nel 1918, aveva curato, negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, l’opera nella Puglia e nella Basilicata, aiutando anche il missionario Pinkham a Corleto Perticara, finché nel 1929 era venuto a Roma per ritentare quel lavoro nella capitale, che i "fratelli" avevano più volte intrapreso con così scarso successo. Data proprio dal soggiorno di Lella a Roma l’attività continuativa della chiesa che, costretta a spostarsi di casa in casa, poté, però, vivere sotto la guida dell’ex prete Romeo Brigliadori di Cesena"(3) .

***


Ricordo personalmente il fratello Romeo Brigliadori, molti anni più tardi. Erano gli anni successivi al 1950, io avevo iniziato le Scuole Medie. Le riunioni domenicali della chiesa si tenevano, il pomeriggio, in casa di mio padre, al numero 7 di Via Francesco Carletti, a Porta San Paolo. Bisognava salire fino al quinto piano, a piedi, dato che non c’era ascensore. Il salotto dove si tenevano le riunioni non era una stanza grande. Eravamo seduti tutti in circolo, in parte su due panche, formate da tavole poggiate su sedie o sgabelli, alla sinistra, appena si entrava; altri erano seduti su altre sedie. Il fratello Brigliadori occupava sempre un posto vicino alla finestra. Mi ricordo di lui, già anziano, ma con un entusiasmo contagioso per la Parola di Dio, soprattutto quanto citava, nella vecchia versione Diodati, quella che era stata una rivelazione fulminante nella sua vita: "Giustificati adunque per fede, abbiam pace appo Iddio…"

C’erano anche Luigi Braccia, controllore dei biglietti sui treni delle Ferrovie dello stato, e sua moglie Rosa; mia madre Luisa e mio padre Giovanni, anche lui ferroviere; mio fratello Silvano e tutte le mie sorelle. Ricordo ancora il fratello Paielli, ex frate, il fratello Piazza, le famiglie Romano e Ferrari, con Mario, Romano, Antonietta ed Italia. Bill Standridge, ancora scapolo, che girava con una vecchia "500 giardinetta". Romoletto Ficcadenti, la famiglia Melini, la famiglia Tamburrino. Forse dimentico qualcuno, ma non mi è possibile dimenticare quell’aria festosa che caratterizzava queste riunioni, quegli inni pieni di entusiasmo che cantavamo alla fine del culto, per ricordarci che il Signore sarebbe tornato.

Ma tornando a qualche anno prima, e al racconto del Maselli, ci è detto che la comunità di Roma era legata all’opera di Abele Biginelli. Il gruppo, iniziato ex novo nel gennaio 1925 dopo il trasferimento di Vito Lella da Mola di Bari, "si riuniva in Piazza Giovane Italia" e "dopo il 1929, anno in cui il Lella si recò a Bologna, cominciò a ritrovarsi in una casa a Tor Pignatara, che nel maggio del 1935 dovette abbandonare in seguito a persecuzioni e minacce." (4)

Il Maselli riporta inoltre che "secondo la questura di Roma, in data 13 gennaio 1935, la chiesa a Roma si era trasferita, nel luglio 1934, da Via Francesco Paciotti e Via Giuseppe Siccardi. Quattro "soci", che esercitavano le mansioni di ministro di culto, erano stati diffidati. La questura aveva addirittura un elenco dei membri, ora perduto, ma valutabile a circa venti" (5).

A questo punto è fatta ancora menzione di Romeo Brigliadori, che dirigeva il gruppo, ed era aiutato dalla signorina Maria Laforet. Facevano parte del gruppo, "in maggioranza, immigrati meridionali molto poveri. La chiesa continuò, comunque, la sua vita pellegrina di casa in casa, sempre nelle zone di Tor Pignatara e di Centocelle, la scuola domenicale ebbe un certo sviluppo e si ebbero anche riunioni battesimali dirette da Biginelli". (6)

Una nostra sorella, Antonietta Ferrari, ci parla di come l’Evangelo entrò in casa sua, intorno a questo periodo:

"Ho conosciuto il fratello Luigi Braccia nel 1936, quando venne a casa di mio padre, Carmine Ferrari. Io avevo allora sette anni. Braccia chiese a papà: Lui non fu molto gentile nella sua risposta, ma il fratello non si scoraggiò. . Così la Bibbia arrivò in casa nostra e da allora mio padre non l’abbandonò mai. Lui si convertì quasi subito. A Pasqua del 1936 fu l’ultima volta che vidi i preti a casa mia: venivano per la benedizione pasquale. In seguito venne a visitarci anche la signorina Laforet."

A proposito della signorina Laforet, Maria Magrini, insieme ai miei fratelli Silvano e Giulia e a me, è stata alunna della scuola domenicale tenuta dalla "signorina". Ecco quanto Maria ricorda:

"Signorina Laforet", così la chiamavano.

"Questo nome riporta alla mia mente e al mio cuore tanti ricordi della mia infanzia , quando in quella sala "dall’aria festosa", come ha già menzionato Emilio, entravamo in fila indiana, con una candelina in mano per recitare poesie e scenette bibliche da lei preparate, in occasione della festa della Scuola Domenicale.

"Era un’esile donna, di origine francese, già anziana, piena d’amore per il Signore e per i bambini.

"Ricordo ancora con quanta ammirazione ci parlava dei miracoli di Gesù; noi ascoltavamo con il fiato sospeso ogni particolare e quando il miracolo si compiva per mezzo di Gesù…tiravamo un sospiro di sollievo: Gesù aveva risolto il problema! Giulia, sorella di Emilio, era sempre la prima a riprendere fiato mostrando quelle simpatiche fossette sulle guance!

"Ho sempre considerato l’insegnamento ai bambini una cosa prioritaria , e questa è certamente l’eredità lasciatami dalla cara "signorina Laforet".

***



Anche per me, a questo punto, riaffiorano nuovamente i ricordi, si ripresentano alla mente ed al cuore.

Ricordo l’opera del fratello Biginelli, che veniva periodicamente a trovare l’assemblea di Roma dalla sua residenza di Arezzo, finché non si trasferì nella nostra città, nel 1957 (7). Ricordo in particolare i battesimi di tre sorelle, che si tennero nel Tevere nel luglio del 1953. Allora avevo soltanto quindici anni. Questo episodio fu perfino riportato nel "Giornale d’Italia" di Roma del 15 luglio 1953, con il titolo suggestivo:

"Battesimo al tramonto nelle acque del Tevere"
Evangelici dietro il canneto



mentre il titoletto riportava: "Tre nuove ‘sorelle’ sono state immerse nel fiume dopo il messaggio del "fratello" americano".

Riporto qui una parte di quell’articolo che, sfrondato di alcune ridondanze giornalistiche, è però in grado di ricreare un po’ l’atmosfera di quei momenti.

"Dietro un fitto canneto, sul greto del Tevere, all’altezza dell’EUR, cinquanta "fratelli e sorelle" degli Evangelici della Chiesa dei Fratelli di Roma, hanno partecipato domenica pomeriggio alla cerimonia dei battesimi di tre donne convertite alla loro fede.

"Mancava un’ora, o poco più, al tramonto quando sul saliscendi naturale della riva del sacro fiume il corteo, salmodiante, ha iniziato la marcia difendendosi dagli attacchi estenuanti di una nidiata di insetti. Precedevano i più giovani,… le ragazze hanno il capo coperto con fazzoletti multicolori; al centro marciano gli anziani; dietro sono gli uomini di media età; per ultimo viene il più piccolo, vestito modestamente con una borsa di cuoio marrone stretta sotto il braccio. Il più piccolo è il ministro Biginelli che è giunto poco dopo mezzogiorno da Arezzo dove abitualmente risiede per occuparsi della propaganda della religione dei fratelli e delle sorelle.


I battesimi nel Tevere erano però cominciati già diversi anni prima. La sorella Santina Alloi, che ha compiuto 84 anni lo scorso aprile, mi ha raccontato del suo battesimo, avvenuto il 27 luglio 1947, una domenica pomeriggio. L’evento è documentato dalla Bibbia che le fu regalata in quel giorno e che, in una delle prime pagine interne, porta la seguente dedica:

"Alla sorella Santina Alloi
nel giorno del suo battesimo nel Tevere
a Roma il 27 luglio 1947.
La Chiesa di Roma"


Questa dedica è scritta con una grafia che conosco bene, quella di mio padre.

Ecco il racconto di Santina:

"Quel giorno, era una domenica pomeriggio, arrivando al luogo dei battesimi, il Tevere nei pressi della basilica di San Paolo, ero vestita di nero, avevo indosso un grembiule nero.

"Prima di scendere nel fiume per il battesimo, mi sono tolta quest’abito e sono entrata in acqua indossando il vestito rosso che avevo sotto. Uscita dall’acqua ho preso un grosso sasso. Il fratello Biginelli mi guardava interdetto, non sapendo cosa avessi in mente.

Avvolsi il vestito nero attorno al sasso e buttai tutto nell’acqua del fiume e dissi: . Poi, prima che iniziasse il culto, mi sono cambiata di nuovo, e questa volta ho indossato un abito bianco.

Io non ero molto brava a parlare e a dare spiegazioni della mia esperienza di salvezza. Perciò ho pensato a questi gesti simbolici, per esprimere quello che avevo nel cuore. Da allora – ora ho 84 anni – non ho più abbandonato il Signore né la Sua Parola."


Negli anni che seguirono – e sono ormai tanti da allora – abbiamo visto il susseguirsi di una serie di eventi, che dovranno forse formare oggetto di una successiva ricerca storica e di un’altra raccolta di testimonianze.

Uno dei momenti più importanti è stato certamente quello in cui è stata aperta la nuova sala per le riunioni della chiesa,

in Via Prenestina, 74.



Questo luogo ha visto lo svolgersi della nostra storia, che è la storia della chiesa del Signore riunita in un particolare luogo. Una storia che ci ha riservato molti momenti di gioia e di grandi benedizioni, e ci ha fatto vedere l’opera del signore svolgersi con fedeltà nel corso dei lustri e dei decenni. Non sono tuttavia mancati momenti di tristezza e di sofferenza, causati dai problemi che, come agli inizi, hanno segnato la vita dei chiamati a far parte del corpo di Cristo. Ricordiamo che Paolo scriveva "alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù", una comunità in cui problemi e difficoltà di ogni genere accompagnavano una crescita prodigiosa dell’opera del Signore ed una grande fioritura di doni spirituali. Ma anche a loro era rivolto il saluto: "grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo". Ringraziamo il Signore per come ci ha guidati fino a questo momento, e per le diverse assemblee che attualmente ci sono a Roma. Alcune di queste, in modi diversi, fanno risalire la loro origine alla chiesa di Via Prenestina. Altre sono sorte per iniziativa di altri fratelli. Ma tutte queste realtà non sono altro che "la chiesa di Dio che è in Roma".

Questo sguardo retrospettivo alla fedeltà del Signore ed alla vitalità dello Spirito Santo che ha mantenuto questa testimonianza vivente nella città di Roma per quasi un intero secolo, deve costituire per tutti noi un motivo di ringraziamento, l’incitamento ad una nostra maggiore fedeltà alla chiamata ricevuta, il rinnovamento della visione di quanto il Signore è ancora potente per fare nei giorni e negli anni che ci sono davanti.

Emilio Grosso





1. Domenico Maselli, "Libertà della Parola – Storia delle Chiese dei Fratelli – 1886-1946 – Ediz.Claudiana, 1978, pag. 40.
2. ibidem, nota 66.
3. ibidem, pagg. 116, 117.
4. Maselli, op. cit., pag 132.
5. Ivi, pag. 117, nota 58.
6. " pag. 132.
7. Il fratello Biginelli si trasferì a Roma nel 1957, continuando a curarsi della redazione de "Il Cristiano" e della casa editrice dell’U.C.E.B. Vedi al riguardo Maselli, nota 22 a pag. 160. Op. cit.